Il quartiere Isola di Milano: tra passato e futuro

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Sembra di essere in un paese. È questa la prima impressione che si ricava quando si varcano i confini del quartiere Isola, uno dei luoghi più interessanti della nuova Milano. Il nome non poteva essere più appropriato. Situato nella parte nord della città, separato a sud dai binari di Porta Garibaldi, è racchiuso come uno scrigno dalle vie che lo circondano: via Pepe, via de Castillia, via Sassetti, piazzale Segrino, piazzale Lagosta, via Ugo Bassi. Qui le persone si conoscono e si salutano per strada, i negozi sono come botteghe, i bar sono veri punti d’incontro della gente del posto.

Ex-quartiere operaio, disseminato di palazzine Liberty, il quartiere Isola ha vissuto una prima trasformazione circa vent’anni fa, con l’arrivo di un ceto medio di creativi e professionisti che si è mescolato agli abitanti originari, e una seconda, molto più recente, seguita alla costruzione dei nuovi grattacieli dell’area Garibaldi. Oggi puoi “approdare” all’Isola dall’avveniristica Piazza Gae Aulenti, percorrendo la discesa che ti porta in Via de Castillia. Il colpo d’occhio è mozzafiato: i due grattacieli-giardino del Bosco Verticale meritano davvero il premio di “edifici alti più belli del mondo”. Un punto strategico per ammirarli da vicino è la veranda di Bio.it, di fronte all’entrata della nuova sede di Google, dove puoi concederti una prima colazione o un brunch dai sapori mediterranei.

All’Isola i ristoranti si chiamano ancora osterie, in ricordo di un passato non tanto lontano in cui il quartiere, sede di numerose fabbriche, era abitato da artigiani, artisti e bottegai che usavano questi locali come mense. In Via Confalonieri, dove una vecchia insegna recita “Osteria ex-Mauri“, puoi gustare i piatti della tradizione veneta tra le arcate di un’antica cantina; all’Osteria dei vecchi sapori, in Via Carmagnola, mangi piatti semplici “come fatti in casa” all’interno di un vecchio cortile di cui è rimasto l’acciottolato originario.

Via Borsieri è l’arteria principale dell’Isola: parte da Via de Castillia e taglia in due tutto il quartiere verso nord, fino a Piazzale Segrino. È animata da locali molto noti, come il Blue Note, jazz club aperto nel 2003 sulle orme dell’omonima sala di New York, o l’attiguo Nordest Caffè, dove puoi fermarti per un drink (qui la specialità è il mojito) o per un piatto leggero in qualsiasi ora della giornata. Ma se vuoi andare alla scoperta di qualcosa di diverso, ti consiglio di inoltrarti in Via Pastrengo. È una strada meno trafficata e apparentemente semideserta, e invece qui ferve la creatività. Prova a entrare nel cortile del civico 12, e troverai due botteghe straordinarie. La prima è quella di Lorenzo Lippi, un liutaio che costruisce mandolini suonati da concertisti di tutto il mondo. La seconda è il laboratorio “Simona Colombini Manufatti”, dove si restaurano vecchi mobili in maniera creativa e si stampa ancora a mano sui tessuti. In fondo alla via, superata la storica sala del Teatro Verdi, si arriva da Capra e Cavoli, un loft-giardino con cucina a vista e un buffet con piatti per vegetariani, vegani e carnivori. Di fronte, i binari della stazione segnano nuovamente il confine. Percorri tutta Via Pastrengo a ritroso, e all’estremità opposta troverai altri due indirizzi d’eccezione. Uno è l’Atelier Lascari, dove la stilista Annagemma Lascari disegna e produce abiti da sposa e da sera con tessuti e ricami preziosi. L’altro è la gioielleria-museo di Monica Castiglioni, che realizza gioielli in bronzo che sembrano sculture. All’Isola nulla è banale.

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