HangarBicocca: l’arte contemporanea abita in fabbrica

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Se vuoi divertirti a capire cos’è l’arte contemporanea e allo stesso tempo cos’è stata la grande industria italiana del XX secolo, non puoi mancare una visita all’HangarBicocca di Milano. Quello che era uno dei più importanti insediamenti industriali italiani, la Breda, dove l’ingegner Ernesto Breda decise nel 1903 di spostare la sua produzione di locomotive, carrozze ferroviarie, caldaie e macchine agricole, oggi è uno spazio aperto dedicato all’arte contemporanea. “Aperto” perché vuole dialogare con il territorio circostante: niente biglietto di ingresso, consultazione libera di cataloghi e riviste, laboratori per bambini. Solo due opere permanenti site specific, che cioè si adattano per dimensioni e caratteristiche alla peculiarità di questo spazio. Per il resto, un fitto calendario di mostre temporanee.

Arrivarci non è facile. Il modo più veloce è la metropolitana, linea lilla, fermata Ponale. Imbocca via Chiese. A sinistra trovi il complesso dell’UCI Cinema, a destra il nuovo quartiere universitario della Bicocca. Poi una grande scritta salta all’occhio, sopra un edificio dalle volte a botte ricoperto di mattoni: eccolo, è l’HangarBicocca. Ad accoglierti all’entrata, come una quinta teatrale, è una delle due opere permanenti: La Sequenza di Fausto Melotti, uno dei grandi scultori del Novecento. È una composizione modulare di lastre di ferro, fatta di pieni e vuoti, realizzata nel 1981, che ricorda a prima vista un reperto megalitico. Guardandola da un lato, ti accorgerai che è costituita da tre livelli di profondità. Superala, e ti apparirà l’entrata: una grande porta a vetri ti introduce nell’atrio. Sulla sinistra c’è l’area ricreativa per i bambini, sulla destra un info wall digitale progettato dall’artista Claudio Sinatti, che fornisce informazioni sull’edificio, la sua storia, le mostre in corso.

Lo spazio, di 15.000 metri quadri, è diviso in aree dai nomi evocativi: Shed, Le Navate, Cubo. L’accesso allo Shed, dedicato alle esposizioni temporanee, è quasi nascosto, in fondo all’atrio. Fino all’11 novembre ospita “Casino”, la mostra personale dell’artista messicano Damiàn Ortega. In un’area semibuia, le sue opere emergono in tutta la loro potenza. Una su tutte: Cosmic Thing. Immagina un maggiolino, sì proprio il vecchio modello della Volkswagen, l’automobile-simbolo dell’identità nazionale messicana, come esploso nello spazio. I pezzi sembrano sospesi, ma sono legati con dei fili che si agganciano alle travi di ferro del soffitto. Il significato? Il rapporto tra uomo e oggetto nell’era contemporanea. Nel buio, in fondo alla sala, vedrai una tenda nera simile a un sipario. Aprila e ciò che vedrai ti stupirà. Questa volta lo spazio è maestoso, immenso, si apre davanti a te lasciandoti senza fiato. Non per niente si chiama Le Navate: 9.500 metri quadri per 30 metri di altezza. Una delle tre navate è occupata da I Sette Palazzi Celesti dell’artista tedesco Anselm Kiefer, installazione realizzata per HangarBicocca nel 2004, in occasione della sua apertura: sette torri, dai 14 ai 18 metri, si ispirano ai Palazzi descritti nell’antico trattato ebraico “Sefer Hechalot”. In cemento armato, utilizzano come elementi costruttivi dei moduli angolari ricavati da container. Quella de I sette palazzi celesti è un’arte che riflette sulle grandi questioni del presente e del passato.

Le altre due navate e il Cubo sono occupati da mostre temporanee, di altissimo valore artistico, selezionate da Vicente Todoli, ex-direttore della Tate Modern di Londra. Fino al 23 agosto la personale di Juan Muñoz, artista spagnolo tra i più singolari del nostro tempo, che propone 15 opere con più di 100 figure scultoree in resina e tela dall’aspetto bizzarro e inquietante. Da ottobre 2015 a febbraio 2016 sarà la volta di Philippe Parreno.

HangarBicocca, via Chiese 2, Milano. Ingresso gratuito. Aperto dal giovedì alla domenica, 11-23

HangarBicocca

2 Via Chiese Milano Lombardia 20126

(+39) 02 66 11 15 73

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